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Oggi giorno, ben pochi credono alle streghe, seppur indovini, maghi e veggenti, si arricchiscono ancora sull’ingenuità di molte persone. Crediamo, o vogliamo credere agli astri, alla sorte, al destino, all’oroscopo. Ogn’uno di noi è libero di credere a quel che vuole ma allora, aggiungo io, perché no alle streghe?

Si presume che la credenza verso streghe, cosi come a qualsiasi altra credenza, derivasse dalla necessità di dare una spiegazione logica a fenomeni altrimenti non spiegabili.

Anticamente, dove non arrivava la sanità, trovavano terreno fertile le guaritrici o fattucchiere. Il malocchio era la risposta scontata a tante “sfortune” e per togliere il malocchio non serve il medico né il prete, ma la “strega”. Solo lei, infatti, conosceva le parole e i riti magici per “curare” o “fare” un malocchio.

Si poneva, sulla testa di chi riteneva di aver ricevuto il malocchio, un piatto con dell'acqua, la strega vi versava dentro e per tre volte tre gocce d'olio. Se questo si disperdeva, il medicato doveva immergere le dita nel piatto e bagnarsi le tempie. Lo spavento invece si curava con l"erba della paura", raccolta preferibilmente nei boschi. Per preparare l'infuso si poteva aggiungere una crosta di pane, tre foglie di olivo benedetto e un po’ di sale sopra il coperchio (oppure anche erba mortella, ancora molto usata per condire le olive). Poi con quest'acqua si lavavano per tre volte il viso e le giunture delle gambe e delle braccia, facendo scivolare le mani sempre verso il basso.

Per proteggere le bestie bastava un'immagine di Sant'Antonio affissa nelle stalle o un mazzetto di olivo benedetto legato all'inizio di ogni filare per le vigne o l’uliveto.

C'era davvero una cura per ogni male. Per "l’orzaiolo" si faceva finta di cucire l'occhio malato con un ago e un filo che avesse un nodo all'estremità. La formula da invocare era: "In nome di Gesù e di San Pietro, che l’orzaiolo torni indietro". Per le verruche si usavano olio e semi di camomilla scaldati in un cucchiaio e versati per tre volte sulla parte malata. Qualche foglia di olivo benedetto, anche in questo caso, era sempre preferita. L'aglio infine era il toccasana per i "vermi". Un sussulto nel sonno, causato dal suo sfregamento contro il naso, era il segnale della loro presenza. Per scacciarli si doveva di nuovo odorare l'aglio (generalmente si confezionava una collana di denti di aglio che era messa al collo dei bambini). Ma si potevano anche segnare facendo colare dello zolfo fuso in acqua. Oppure incantarli. Tante potevano essere le formule da usare: "Rimandi il Maestrale, che ritorni al suo canale" oppure "…San Giobbe ebbe i vermi, Gesù glieli incantò", "… la domenica di Pasqua, tutti i vermi vanno in acqua".

Un tempo si ricorreva alla magia soprattutto per due motivi: la malattia e l'amore. Le donne la usavano per trattenere i mariti o gli amanti, gli uomini per liberarsi dall'impotenza attribuita a fattura. Ora al male e all'amore si sono aggiunti i problemi di lavoro, la difficoltà di trovare una casa e perfino la riuscita nello studio.

Ma lasciatemi descrivere brevemente cosa succedeva nelle notti di luna calante d’estate non molto lontano da qui.

Le streghe, vestite da una lunga gonna scura per ricoprire le caviglie per non perdere tutti i loro malefici poteri (la caviglia, infatti, era ritenuta il punto debole), usavano incontrarsi nelle notti di luna calante in alcuni luoghi prestabiliti non molto lontani da Montelarco, per “celebrare” i lori riti.

Illuminate dalla luce della luna e dalle fiamme dei loro falò si lanciavano in danze frenetiche. Si dice che invocassero il Principe del Male, il cui arrivo rappresentava il culmine della cerimonia. Da lui, infatti, le streghe ricevevano il potere che veniva utilizzato per spargere il male su raccolti e per far ammalare  animali ed esseri umani. A volte si ascoltavano le loro urla seppur venivano volutamente confuse con le grida di una lite fra donne o a quelli dei gatti in amore.

    Che oggi voi crediate o meno alle streghe è affar vostro, io non ci credo, ma ciò non toglie che nei nostri paragi c’è molta gente ancora che ricorre a queste forme di magia, sia per il bene, sia per il male. Seppur certi riti o cerimonie servano solo a “tranquillizzare” o “placare” le coscienze di alcuni e ad arricchire il portafoglio di altri, una cosa è certa: Che ci crediate o no, le streghe, in questi paragi, esistono ancora.

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