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Con il caldo torneranno le zanzare e gli Enti Pubblici ed i privati cittadini si stanno organizzando per combatterle.

Quali sono i metodi impiegati? Come funzionano le disinfestazioni normalmente adottate? Hanno ripercussioni sugli esseri viventi e sull'ambiente? Chi e' veramente la zanzara ''tigre" e quali sono le conseguenze delle sue punture?

Spesso i metodi usati risultano inefficaci e quindi inutili, anche perché gli insetti sviluppano resistenza ai prodotti chimici impiegati. Ci sono altre tecniche di lotta? Quali ad esempio, e come possono essere praticate? Insomma, qual è l'approccio corretto al problema estivo per eccellenza: le zanzare? Poiché i dubbi e le lacune su tale fenomeno sono molteplici, per fare il punto della situazione su un fenomeno comune sia alle grandi città che ai piccoli centri, alle campagne, ai parchi, ecc. e per dare un contributo sia scientifico che informativo affinché il problema venga affrontato nel modo più corretto possibile, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha indetto un Convegno nel quale specialisti del mondo scientifico, tecnico, ambientalista e dell'informazione, faranno il punto su un argomento di grandissima attualità che coinvolge tutti. ''Perché - spiega in un comunicato - le zanzare non guardano in faccia a nessuno.

ESPERTI DEL CNR HANNO MESSO A PUNTO UN VADEMECUM CONTRO QUESTI FASTIDIOSI INSETTI

   (ANSA)  - No ai sottovasi e agli insetticidi,  si al filo di rame e ai prodotti killer di larve: e' questa la ricetta del Cnr per difendersi dagli assalti delle zanzare tigre. Se, infatti, nessun vero pericolo per la salute e' in agguato perché questa specie non e' portatrice di malattie infettive, tutti noi rischiamo ogni anno di essere presi d' assalto senza tregua, e per le pelli più sensibili diventa un guaio. 

   In futuro combatteremo le zanzare tigre con i pesciolini e certi micidiali batteri che sono nemici giurati dei fastidiosi insetti. Per ora dobbiamo accontentarci di sistemi più tradizionali: l'unica vera arma per mettere la parola fine a questo incubo estivo e' infatti quella di stroncare le zanzare sul nascere, come hanno sottolineato esperti e ricercatori che oggi si sono riuniti a Roma per fare il punto della situazione alle porte della stagione estiva.

   Meglio, dunque, fare un salto al supermercato o in farmacia e comprare uno dei prodotti in vendita per uccidere i piccoli di zanzare piuttosto che spruzzare insetticidi sugli adulti. Ma, soprattutto, via ''tutti i sottovasi dai balconi, consiglia Romeo Bellini, veterinario del Centro agricoltura ambiente dell'Emilia Romagna, perché qui le zanzare si annidano e proliferano facilmente.

   Se in terrazzo, poi, c'è una pianta che proprio non ne può fare a meno, allora si può 'usare il filo di rame metallico. Una volta deposto 'a forma di ciambella nel vaso garantisce, infatti, una 'buona azione repressiva e di contrasto contro le larve, assicura Bellini.

   Suggerimenti da seguire davvero alla lettera se si considera che, analizzati per tipologia, i focolai più diffusi sono proprio i sottovasi, pari a oltre il 39% del totale. Contenitori di vario ordine e grado e tombini (8.8%) sono le altre sedi predilette dalle zanzare tigre per moltiplicarsi.

   Altrettanto necessaria, ovviamente, l'azione delle amministrazioni comunali, a partire da una corretta mappatura delle zone 'rosse'. I ricercatori stanno mettendo a punto ricette 'ecologiche' affinché l'uso di prodotti chimici, se non eliminato del tutto, anche qui sia ridotto il più possibile. In questo modo diminuirebbero anche i rischi per la salute forse fino ad oggi sottovalutati, come testimoniano i primi esperimenti del professor Claude Reiss del Cnr di Parigi sulle cellule umane. ''Il cittadino -spiega Vincenzo Francaviglia, dirigente del Cnr- si deve rendere conto che si libera della zanzara tigre ma avvelena se stesso e l'ambiente''.

    Via allora alle alternative 'bio', dai pesci ghiotti di larve di zanzare ad alcuni batteri. Nelle vasche della sede di campagna del Cnr, alle porte della capitale, sono allo studio le potenzialità della 'Gambusia', un pesciolino che si nutre dei piccoli di zanzara e che prima o poi potrebbe ritrovarsi a sguazzare nelle fontane delle nostre città. Non sempre però si può scegliere questa strada, pena compromettere l'ecosistema.

E' il caso delle Valli di Comacchio, dove i ricercatori hanno preferito utilizzare un batterio. La sua particolarità e' che risulta tossico per la zanzare tigre ma non per altre forme di vita.

   Buone idee che però si scontrano con ''il limite economico'', sottolinea Bellini: ''Gli Enti pubblici quasi mai mettono a disposizione fondi necessari alla lotta ecologica alle larve'' e così ''a volte abbiamo bisogno di interventi adulticidi'', che  invece ''si dovrebbero usare solo in casi straordinari''. (ANSA).

Infine, ma questa è una mia teoria, ci sarebbe un'altra semplice strada per limitare le nascite di queste fastidiose zanzare senza inquinare, senza spese, e alla portata di tutti.

Poiché dal momento della posa delle uova al momento della schiusa e dello sviluppo delle larve intercorre un periodo medio di 15 giorni, basterebbe lasciare di proposito in un angolo tranquillo e ombroso del nostro giardino un secchio con un po d'acqua. Secchio che nel giro di pochi giorni sarà pieno di piccolissime larve, che noi, prima che queste diventino adulte e continuino a torturarci, le useremo per concimare ed annaffiare il nostro giardino.

L'importante è ricordarsi di svuotare il nostro secchio TASSATIVAMENTE una volta alla settimana.

 

 
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